Invertebrati


Trattare esaustivamente la fauna invertebrata di un dato luogo è impresa pressoché impossibile dato l’enorme numero di specie. Ci limiteremo a semplici accenni a quelle specie che più facilmente si incontrano passeggiando nei sentieri dell’Oasi o ad altre, meno comuni, ma di grande interesse conservazionistico, tratteremo l’argomento suddiviso per i ambienti:

 

Tra le specie più eleganti ed appariscenti degli stagni palustri vi sono moltissime Libellule e Damigelle visibili nei loro inseguimenti o curiosamente unite a forma di cuore durante le fasi di accoppiamento.

Entrambe appartengono all’ordine degli Odonati e si differenziano molto facilmente anche ad un occhio inesperto: le libellule hanno corpo e testa più grossi e  a riposo tengono le ali (le anteriori sono più grandi delle posteriori) aperte; le damigelle hanno corpo esile e a riposo le ali (anteriori e posteriori sono  uguali) sono tenute chiuse.

Anche lungo i corsi d’acqua corrente è possibile avvistare l’aggraziato volo delle damigelle, del genere Calopteryx, dalle appariscenti  ali bluastre  nei  maschi.

Tra le libellule più comuni e riconoscibili troviamo Anax imperator, tra le più grandi in Europa, e Libellula depressa

dal caratteristico addome compresso, da cui il nome, azzurro nei maschi e giallastro nella femmina.

Sul pelo d’acqua degli stagni colpiscono gli scattanti e rapidi movimenti dei Gerridi, emitteri che sfruttano la tensione superficiale dell’acqua per “pattinare”, dote comune anche al ragno Dolomedes fimbriatus,  che occasionalmente può predare persino degli avannotti.

E’ tuttavia sotto il pelo dell’acqua che si trovano le specie più tipiche degli ambienti palustri.

Molte di queste sono in realtà stadi larvali di insetti che conducono vita adulta subaerea come libellule e damigelle, le cui larve predatrici cacciano con la tecnica dell’agguato, arpionando le prede grazie alla mandibola estroflettibile. Tra gli ordini che possiedono forme larvali acquatiche troviamo alcuni Ditteri (mosche e zanzare) come gli  Straziomidi e i Chironomidi, che hanno larve vermiformi; i Tricotteri, che hanno l’abitudine di costruirsi piccoli   astucci con sassolini o pezzi di vegetazione per proteggere il loro molle corpo dai predatori (da cui il nome comune di “portasassi”); gli Efemerotteri, che devono il nome alla breve vita che conduce l’adulto, talvolta non più lunga di qualche ora, ed infine i Plecotteri, ordine che, come gli Efemerotteri, comprende specie sensibili al grado di ossigenazione delle acque.

Tra le specie acquatiche durante l’intero ciclo vitale troviamo predatori come lo Scorpione d’acqua (Nepa cinerea), munito di zampe anteriori modificate a falce, e la Ranatra (Ranatra linearis), dal corpo molto allungato.

Predatori voraci sono anche i Ditischi, come Dytiscus marginalis, Cybister lateralimarginalis ed il raro Graphoderus bilineatus, grossi coleotteri le cui larve si nutrono abitualmente di avannotti e girini.

Tra gli Emitteri sono comuni la Notonetta (Notonecta glauca), dall’inconfondibile stile di nuoto “a dorso” ed Ilyocoris cimicoides, insetto dal corpo compresso  simile alla “cimice verde” delle nostre case, da maneggiare con cautela per l’abitudine a pungere con il lungo rostro mandibolare.

Sulla vegetazione acquatica vivono inoltre alcuni Gasteropodi dei generi Lymnaea e Planorbis, e un bivalve del genere Pisidium.

Da segnalare la presenza del Gambero rosso della Louisiana (Procambarus clarkii), specie esotica proveniente dal Nordamerica ed importata in Europa a partire dagli anni ’70 per scopi alimentari.

La competizione con l’autoctono Gambero di fiume (Austrapotamobius pallipes) ha progressivamente portato alla locale estinzione di quest’ultimo.


I più appariscenti e amati abitanti di questi ambienti sono i  LEPIDOTTERI: le farfalle.

La Riserva ospitava fino agli anni ’90 la rarissima Coenonympha oedippus, considerata la farfalla europea a maggior rischio di estinzione,  legata  proprio alle zone umide. Nel ’97 è stato effettuato un tentativo di reintroduzione della specie con una liberazione di 20 individui, che purtroppo si è rivelato con tutta probabilità inefficace.

Tra i lepidotteri più comuni la più precoce ad apparire (occasionalmente già anche a gennaio!) è la Cedronella (Gonepteryx rhamni), dalle inconfondibili ali giallo limone dei maschi, appartenente alla famiglia dei Pieridi, tra le poche in grado di svernare come adulto. Della stessa famiglia sono comuni anche l’Aurora  (Anthocharis cardamines), i cui maschi   sono

caratterizzati dalla punta arancione che spicca sul bianco delle ali e la Cavolaia minore (Pieris rapae), dalla colorazione bianco uniforme.

Tra i Papilionidi, famiglia di farfalle prevalentemente tropicali, sono presenti i bellissimi Macaone (Papilio machaon)  e il più raro Podalirio (Iphiclides podalirius).

Particolarmente colorate anche le farfalle della famiglia Nymphalidae: Vanessa dell’ortica (Aglais urticae), Vanessa   Io (Inachis io) e Atalanta Vanessa atalanta. In primavera inoltrata è molto evidente la presenza di Yponomeuta padella, piccola falena i cui bruchi si riuniscono in colonie all’interno di grandi masse filamentose da loro prodotte  sui rami di Fusaggine (Euonymus europaeus), delle cui foglie si nutrono.

ORTOTTERI è l’ordine di insetti cui appartengono grilli e cavallette, abitanti dei prati dall’inconfondibile sonora presenza. Quella del Grillo campestre (Gryllus campestris), scuro ed incapace di volare, è facilmente identificabile anche dalle piccole tane scavate nel terreno dove vive e si rifugia.

Dalle abitudini ancora più fossorie è invece il Grillotalpa (Gryllotalpa gryllotalpa), autentico campione di escavazioni grazie alle enormi zampe anteriori che ricordano quelle della talpa. L’Upupa (Upupa epops), bellissimo uccello abitante della campagna e simbolo della LIPU, ne è un vorace predatore. Tra gli Ensiferi, sottordine che comprende Ortotteri dotati di lunghissime antenne, la specie più comune è certamente Tettigonia viridissima, che a dispetto delle sue grandi dimensioni si mimetizza bene sugli steli d’erba grazie alla sua colorazione verde brillante.

ALTRE SPECIE

Tra fine maggio e inizio giugno l’oasi di notte risplende della fredda luce della lucciole (Lampyris noctiluca e Luciola italica), specie tuttavia quasi ovunque in declino a causa soprattutto dei pesticidi che privano le larve del loro alimento preferito, ovvero chiocciole e limacce.

Tra gli aracnidi, difficile da individuare per le doti mimetiche sebbene comune è il ragno Micrommata virescens.

  L’unico modo per godere dell’ormai raro spettacolo delle lucciole è rappresentato dalle visite guidate notturne che la Riserva organizza proprio in quel periodo, dal momento che l’accesso all’Oasi non è consentito oltre il calar del sole. Chi fosse interessato invece ad un bel soggetto fotografico andrà a colpo sicuro in primavera cercando la farfalla Aurora lungo i bordi delle fasce boschive, dove cresce Cardamine bulbifera, una delle piante nutrici del bruco.

Tra gli insetti più diffusi, nella lettiera o tra le fronde degli alberi,  troviamo i  COLEOTTERI.

Notevole in particolare è il popolamento di Carabidi, grossi coleotteri carnivori utilizzati anche come bioindicatori, presenti con 14 specie differenti, tra le quali Carabus granulosus, tipico delle aree umide, ed  il più comune Carabus violaceus.

Tuttavia tra le specie di maggior pregio conservazionistico presente in Palude Brabbia è sicuramente l’Eremita odoroso (Osmoderma eremita), rarissimo scarabeide che vive esclusivamente all’interno dei cavi che si creano nei vecchi alberi. La pratica del taglio a capitozzo dei salici bianchi (Salix alba), diffusa un tempo anche in Palude Brabbia come

fonte di legni di piccolo calibro per paleria e vimini, facilita la formazione dei cavi anche in alberi relativamente giovani. La scarsità di fustaie mature con alberi senescenti, dovuta alle pratiche selvicolturali, ha determinato la progressiva scomparsa di questo habitat molto peculiare e la conseguente minaccia di estinzione cui è sottoposta la specie, che per questo motivo figura nell’Allegato II della Direttiva 43/92/CEE “Habitat” come specie prioritaria (una delle sole 10 specie prioritarie di invertebrati!).

Pertanto il piano di gestione della Riserva prevede speciali misure di tutela dei salici capitozzati per favorire la conservazione della popolazione di Osmoderma eremita in Palude Brabbia.

Tra le specie di invertebrati elencate nell’Allegato II della Direttiva “Habitat” presenti in Riserva troviamo anche il bellissimo Cervo volante (Lucanus cervus), grande coleottero che deve il suo nome alle immense mandibole del maschio che ricordano i palchi del Cervo. Le larve, xilofaghe, prediligono le vecchie querce, e possono crescere fino ad oltre 11 cm di lunghezza, cibandosi del legno marcescente. Lo sviluppo può durare fino a 5 anni, a fronte di una vita adulta limitata a pochi mesi durante i quali avviene la riproduzione e il solo nutrimento è la linfa degli alberi.

Molto più piccolo ma ugualmente visibile, grazie alla colorazione blu metallico, è la Crisomela dell’ontano  (Agelastica alni), abitante delle chiome degli ontani neri delle cui foglie si nutre. In inverno va in ibernazione trovando riparo tra le foglie e i muschi spesso riuniti in grandi numeri.

Altre specie.

I salici bianchi sono le essenze preferite di Philaenus spumarius, comunemente chiamato “sputacchina” per la caratteristica secrezione schiumosa entro la quale si nascondono gli stadi giovanili, atteri e con il corpo ancora molle. Nelle aree boschive della Riserva in periodo tardo primaverile è molto facile incontrare anche Panorpa cognata, insetto dell’ordine dei Mecotteri o “mosche scorpione”, così chiamate per via del ripiegamento dell’addome simile alla “coda” di uno scorpione.

A cura di A.Martinoli