Avifauna


La Palude Brabbia, come tutte le riserve naturali, non è un giardino zoologico. Frequentarla significa dedicare del tempo all’osservazione ed al contatto con la natura, spinti dalle nostre aspettative, ma anche dalla consapevolezza che le osservazioni più interessanti possono derivare dalle creature più piccole e meno appariscenti e dalla possibilità ed opportunità di vedere e rivedere ambienti già noti in diversi periodi dell’anno.
Inevitabilmente dovremo fare i conti anche con la frustrazione di non avere visto, almeno oggi, ciò per cui siamovenuti qui.
All’interno della Riserva si contano, tra uccelli migratori, svernanti e nidificanti quasi 200 specie, alcune delle quali di estremo interesse conservazionistico, altre più comuni e facilmente avvistabili.
Nelle descrizioni qui di seguito vengono accennate le specie più visibili o quelle che rendono la Riserva della Palude Brabbia un’area estremamente importante per la lorotutela. Non è quindi un elenco esaustivo delle presenze ma un “assaggio” di ciò che si può osservare nelle varie stagioni.
 

Anatre e Svassi – La presenza più celebre e significativa (dato lo scarso numero di coppie che nidificano complessivamente in Italia stimato in 25/50 ca.) per la Riserva è la Moretta tabaccata (Aythya nyroca), specie che frequenta l’Oasi dal 1991. Anatra “tuffatrice” molto schiva, solo raramente emette suoni e sfrutta la fitta  vegetazione per nascondersi. E’ forse per questo che la specie non presenta il ben noto dimorfismo sessuale che caratterizza invece quasi tutte le  anatre: maschio e femmina sono poco distinguibili e la stessa colorazione rosso-marrone ne accentua le doti mimetiche.

La famiglia degli Anatidi è comunque ben rappresentata anche da altre specie. Il comunissimo Germano reale (Anas platyrhynchos) e la Canapiglia (Anas strepera) nidificano con regolarità, mentre occasionali sono le nidificazioni dell’Alzavola (Anas crecca) e della Marzaiola (Anas querquedula); il Mestolone (Anas clypeata), il Moriglione (Aythya ferina), la Moretta (Aythya fuligula) e il Codone (Anas acuta) sono invece osservabili durante la migrazione.

Tra gli Svassi la presenza più frequente è quella del Tuffetto (Tachybaptus ruficollis) piccolo uccello acquatico facilmente osservabile e dal caratteristico richiamo, simile ad un “trillo” prolungato; meno frequente è l’osservazione dello Svasso maggiore (Podiceps cristatus), specie più grande che per alimentarsi e nidificare predilige le acque più profonde del vicino Lago di Varese.

 

  Il periodo dell’anno più indicato per l’osservazione della Moretta tabaccata, e più in generale di tutti gli Anatidi che frequentano l’Oasi, è compreso tra i mesi di marzo ed aprile quando, agli individui nidificanti nella Riserva, si aggiungono i migratori in sosta nel loro viaggio verso nord.

Aironi – La famiglia degli Ardeidi comprende alcune specie facilmente avvistabili grazie alle grandi dimensioni ed alle abitudini poco schive. Numerosa è la popolazione di Airone cenerino (Ardea cinerea), presente tutto l’anno; altre specie nidificanti sono la Nitticora (Nycticorax nycticorax), dalle abitudini crepuscolari, l’Airone Rosso (Ardea purpurea), presente solitamente con alcune coppie, ed il piccolo Tarabusino (Ixobrychus minutus), di soli 35 cm di altezza. Accidentale è invece il Mignattaio (Plegadis falcinellus).

Osservabili durante l’inverno anche l’Airone bianco maggiore (Casmerodius albus) ed il raro Tarabuso (Botaurus stellaris), il cui richiamo sommesso ne tradisce l’occasionale presenza.

La Riserva ospita, nella sua porzione meridionale, un garzaia (sito di nidificazione coloniale di Aironi) con ca. 80 nidi  di Airone cenerino ed una decina ca. di nidi di Nitticora.

 

   Negli ultimi anni la garzaia non è più facilmente osservabile come un tempo dal sentiero ovest della riserva; l’interazione con la recente nidificazione dei Cormorani ed abbondanti nevicate (2005) hanno spinto gli Aironi a spostare poco più a sud i loro nidi ora visibili dalla torretta di avvistamento

Rallidi – La presenza più nota è forse quella del Porciglione (Rallus aquaticus), animale eletto a simbolo dell’Oasi, è frequente udirne il caratteristico richiamo, simile al grugnito di un maiale; meno frequente osservarlo in ambiente aperto, in quanto utilizza sempre la folta vegetazione per occultarsi alla vista.

Di facile osservazione sono invece la Folaga (Fulica atra), dal caratteristico piumaggio scuro che contrasta con il  becco e la placca ossea bianca, e la Gallinella d’acqua (Gallinula chloropus) dall’inconfondibile placca ossea arancione.

 

   Durante l’inverno, quando gli specchi d’acqua sono ghiacciati e la vegetazione è meno folta, non è difficile osservare il Porciglione nei pressi del capanno “Stefano Bigi”. Durante il periodo della nidificazione, all’approssimarsi del crepuscolo, è possibile udire anche il richiamo di altri due appartenenti alla famiglia dei Rallidi: il Voltolino e la Schiribilla.

Altri acquatici – I Gabbiani sono rappresentati da due specie: il Gabbiano reale (Larus michahellis) ed il più piccolo Gabbiano comune (Chroicocephalus ridibundus), osservabili mentre sorvolano l’Oasi per raggiungere il vicino Lago di Varese durante la stagione invernale.

Il Cormorano (Phalacrocorax carbo) infine è una presenza ormai costante con alcune centinaia di individui svernanti che scelgono grandi alberi quale dormitorio.

La presenza dei limicoli in riserva è invece limitata a qualche individuo in sosta lungo il passo migratorio; tra questi è abituale in primavera il Piro piro culbianco (Tringa ochropus).

 

  Nel 2004 sono state osservate anche le prime nidificazioni di Cormorano nel territorio della riserva (3 coppie) presenza crescente che ha raggiunto nel 2008 oltre 100 coppie nidificanti.

Rapaci diurni – Sono facilmente osservabili durante tutte l’anno, con specie di volta in volta peculiari, anche se il periodo più favorevole è rappresentato dalla migrazione primaverile, durante la quale è possibile osservare sia le specie nidificanti, sia le specie di passo.

L’inverno è il momento dell’Albanella reale (Circus cyaneus) che, proveniente dal nord Europa, utilizza le risorse della riserva per svernare, tipici i suoi voli radenti il canneto.

La migrazione primaverile costituisce il momento  migliore per osservare altri rapaci quali il Falco di palude (Circus aeruginosus), il bellissimo Falco pescatore (Pandion haliaetus) irregolarmente presente anche come specie estivante, il Falco pecchiaiolo (Pernis apivorus) ed, occasionalmente, il Biancone (Circaetus gallicus) ed il Nibbio reale (Milvus milvus). In periodo riproduttivo sono molto comuni il Nibbio bruno (Milvus migrans), migratore transahariano, ed il Lodolaio (Falco subbuteo) di cui è possibile osservare le spettacolari evoluzioni che compie per catturare libellule ed altri insetti di cui si nutre.

I voli territoriali della Poiana (Buteo buteo) sono già visibili a fine febbraio, forse il momento migliore dell’anno per osservare questa specie stanziale, meno “appariscente” in altri periodi dell’anno ma facilmente contattabile grazie al caratteristico richiamo.

Altre specie osservabili sono lo Sparviere (Accipiter nisus), il Falco pellegrino (Falco peregrinus), il Gheppio (Falco tinnunculus) ed il raro Astore (Accipiter gentilis), specie legata ad habitat boschivi.

 

  Il Falco pescatore è l’unica specie italiana di rapace diurno che si procura il pesce tuffandosi in acqua e catturando la preda grazie ad un particolare adattamento delle zampe.

Rapaci notturni – Comuni presenze tutto l’anno sono la Civetta (Athene noctua), che si trova nei prati e nei coltivi a margine della Riserva, il Gufo comune (Asio otus) e l’Allocco (Strix aluco), il cui inconfondibile richiamo ne palesa la presenza. Tuttora da confermare sono l’Assiolo (Otus scops), unico migratore tra gli Strigifomi europei, le cui informazioni circa la nidificazione sul territorio provinciale sono scarse, ed il Gufo di Palude (Asio flammeus).

 

  La specie più facilmente contattabile è l’Allocco di cui è frequente sentire il tipico richiamo durante le serate primaverili.

 

Ben rappresentati da alcune specie, la più interessante è forse il Picchio rosso minore (Dendrocopos minor), il più piccolo picchio europeo (13/15 cm). Più comuni e facilmente udibili sono il Picchio rosso maggiore (Dendrocopos major) ed il Picchio verde (Picus viridis), la cui “risata” caratteristica accompagna frequentemente le nostre escursioni.

A partire dal 2007 sono state registrate le prime osservazioni di Picchio nero (Dryocopus martius), il più grosso picchio europeo (45 cm di lunghezza). In primavera è presente anche l’unica specie migratrice appartenente alla famiglia dei Picidi, il Torcicollo (Jynx torquilla), che prende il nome dai sinuosi movimenti del capo utilizzati a scopo intimidatorio.

 

  Il Picchio rosso minore è una specie sensibile allo stato di conservazione e maturità della copertura arborea, predilige per la nidificazione i boschi igrofili, in particolare le formazioni ad Ontano nero.

Lungo i sentieri della Riserva è facile scorgere lungo i tronchi di alberi senescenti o morti i buchi dei nidi del Picchio rosso maggiore.

 

Irundinidi – Rondini (Hirundo rustica)  e  Balestrucci (Delichon urbicum) abbondano sopra i prati della riserva, talvolta in stormi misti. Specie migratrici per eccellenza, costruiscono nidi impastati con fango ed erbe, chiusi e sospesi quelli di Balestrucci, aperti e solitamente poggiati su un supporto quelli di Rondine.

Lungo la strada che conduce in Oasi (via XXV Aprile e poi via Porta) si scorgono numerosi nidi di Balestruccio attaccati ai sottotetti delle case, ed è facile osservare il tipico andirivieni dei genitori instancabilmente intenti a portare cibo ai pigolanti pulcini che fanno capolino dal foro di ingresso del nido.

Motacillidae – Una lunga coda agitata in modo peculiare identifica facilmente la Ballerina gialla (Motacilla cinerea) e la Ballerina bianca (Motacilla alba), entrambe legate all’acqua, corrente nel caso della prima, stagnante per la seconda. Molto più elusiva è la presenza durante il periodo migratorio del Prispolone (Anthus trivialis), dello Spioncello alpino (Anthus spinoletta spinoletta) e della Pispola (Anthus pratensis).

 

Sylvidae – Appartengono a questa numerosissima famiglia alcuni fra gli uccelli canori più interessanti dell’Oasi. La Capinera (Sylvia atricapilla) è una presenza costante tutto l’anno. Da aprile è facile ascoltare il “chiff-chaff” del Luì piccolo (Phylloscopus collybita), che dà il nome alla specie in inglese (Chiffchaff), o il “luiii” del pressoché identico Luì grosso (Phylloscopus trochilus), che onomatopeicamente il nome italiano richiama.

Importanti sono le popolazioni nidificanti di alcuni silvidi di canneto come il Cannareccione (Acrocephalus arundinaceus), la Cannaiola (Acrocephalus scirpaceus), la Cannaiola verdognola (Acrocephalus palustris) e l’Usignolo di fiume (Cettia cetti). Si tratta di specie migratrici caratterizzate da un piumaggio poco appariscente, verde-marrone nella parte superiore e chiaro nella parte inferiore. Il riconoscimento di queste specie è basato prevalentemente sul peculiare canto che ciascuna specie emette durante il periodo riproduttivo.

Una menzione a parte merita la Salciaiola (Locustella luscinioides) il cui canto ricorda curiosamente il ronzio di un insetto. Meno numerose le popolazioni migratrici e nidificanti di Forapaglie (Acrocephalus schoenobaenus), Forapaglie castagnolo (Acrocephalus melanopogon) e Forapaglie macchiettato (Locustella naevia), anch’esse specie di canneto.

Più legati al bosco sono infine il Beccafico (Sylvia borin), migratore ghiotto di bacche di Sambuco, il Regolo (Regulus regulus) e il Fiorrancino (Regulus ignicapillus), presenti tutto invece tutto l’anno e detentori con i loro 4 grammi di peso del primato dei più piccoli passeriformi d’Europa.

  La Salciaiola è una delle specie ornitiche che conferiscono lo status di IBA (Important Bird Area) secondo BirdLife International alla riserva della Palude Brabbia e Lago di Varese.

La Cannaiola (Acrocephalus scirpaceus) è un’ottima imitatrice del canto di altre specie; in particolare i maschi con un ricco repertorio canoro è dimostrato essere i primi ad accoppiarsi.

 

Muscicapidae – I rappresentanti più significativi e facilmente osservabili della famiglia sono il Pettirosso (Erithacus rubecola) e l’Usignolo (Luscinia megarhynchos). Mentre il primo è più facilmente contattabile (almeno a vista !) durante l’autunno e l’inverno, il secondo, uccello canoro per antonomasia, annuncia l’arrivo della primavera con il suo canto melodioso ed articolato.

Numerose le specie di passo ed occasionalmente nidificanti come gli affini Stiaccino (Saxicola rubetra), Saltimpalo (Saxicola torquata) e Codirosso (Phoenicurus phoenicurus), dalle tinte rosse e nere, accomunati dall’abitudine di sfruttare posatoi in posizione sommitale. Comune durante il passo autunnale anche il Pettazzurro (Luscinia svecica).

 

  L’Usignolo è specie conosciuta per le sue abitudini anche crepuscolari, da cui il nome inglese Nightingale. Stiaccini e Saltimpali sono facilmente contattabili dalla “terrazza” della stazione di inanellamento, lungo il sentiero ovest della Riserva.

 

Turdidae Tra i tordi, uccelli da distintivo e melodico canto, oltre l’onnipresente Merlo (Turdus merula), in riserva si alternano popolazioni svernanti (la più numerosa), migratrici e nidificanti di Tordo bottaccio (Turdus philomelos). Limitate alla stagione invernale sono invece il Tordo sassello (Turdus iliacus) e la più comune Cesena (Turdus pilaris), tordo di medio-grandi dimensioni osservabile spesso in gruppi numerosi.

Corvidae e Laniidae – Tra i corvi si segnala la presenza della Ghiandaia (Garrulus glandarius). In periodo migratorio si osservano frequentemente due specie di averle, l’Averla piccola (Lanius collurio) e l’Averla maggiore (Lanius excubitor), occasionalmente nidificanti.

 

 La presenza delle averle può essere segnalata dal ritrovamento di piccoli mammiferi (topi, arvicole, talpe) o insetti da queste infilzati su rametti o spine per facilitarne il consumo e come dispensa.

Paridae ed Aegithalidae – Alla prima famiglia appartengono alcune tra le specie di Passeriformi più comuni e facilmente contattabili come la Cinciarella (Cyanistes caeruleus), la Cinciallegra (Parus major), la Cincia bigia (Poecile palustris) e la Cincia mora (Parus ater). Si tratta di specie sedentarie, “rumorose” e piuttosto confidenti con l’uomo. Unico rappresentante dell’affine famiglia degli Egitalidi è il Codibugnolo (Aegithalos caudatus), di facile identificazione per la lunga coda e le ridottissima dimensioni, spesso osservabile in gruppi vocianti che si spostano da un albero all’altro.

Fringillidae ed Emberizidae – Quella dei Fringillidi è una famiglia che comprende specie piuttosto comuni come il Fringuello (Fringilla coelebs), il Verzellino (Serinus serinus), il Cardellino (Carduelis carduelis) ed il Verdone (Carduelis chloris), compagni abituali delle escursioni in Oasi, dai canti peculiari. Il Lucherino (Carduelis spinus) e la Peppola (Fringilla montifringilla) sono invece osservabili in periodo invernale.

Tra gli zigoli è comune il Migliarino di palude (Emberiza schoeniclus), specie dal canto flebile spesso osservabile in grossi stormi invernali con Fringuelli e Peppole. Poco appariscente è invece lo Zigolo muciatto (Emberiza cia).

  Il prato di fronte agli stagni didattici è molto utilizzato in inverno dagli stormi misti di Fringuelli, Peppole e Migliarini di palude.

Altre specie – Molto comune è lo Scricciolo (Troglodytes troglodytes), che a fronte di pochi grammi di peso  sottolinea la propria presenza sonoramente; il Picchio muratore (Sitta europaea) ed il Rampichino (Certhia brachydactyla) sono invece specie dalle spiccate abitudini boschive abili a spostarsi con movimenti verticali lungo i tronchi degli alberi.

Discorso a parte merita la Cicogna bianca (Ciconia ciconia), i cui tentativi di nidificazione nei pressi del vicino Lago di Varese a partire dal 2007 (dopo due secoli di assenza) hanno spinto all’installazione in riserva di alcune piattaforme di legno in cima a lunghi pali per favorirne una insperata nidificazione.

Tra le altre specie dei non Passeriformes è opportuno segnalare il coloratissimo Martin pescatore (Alcedo atthis), osservabile dai capanni mentre vola rapido a pelo d’acqua o si tuffa per predare. Il Cuculo (Cuculus canorus) è un’altra presenza costante durante il periodo della nidificazione.

Non raro l’avvistamento del Colombaccio (Columba palumbus), specie legata ai boschi. Veloci nel cielo sfrecciano infine il Rondone (Apus apus) ed il Rondone maggiore (Apus melba), migratori dalle incredibili manovre aeree.

 

Panuro di webb (Paradoxornis webbianus) – Il Panuro è una specie alloctona introdotta accidentalmente  in  Provincia di Varese nel 1995. Presente con due morfotipi originariamente classificati come specie separate (P. webbianus, con le guance grigie, e P. alphonsianus, con le guance rossiccie), è da considerare specie unica come evidenziano recenti studi genetici. L’areale originario di questo Passeriforme va dalla Corea ed il nord-est della Cina al nord del Vietnam, dove frequenta boschetti di bambù, roveti e zone con la presenza di erbe alte.

Nella Riserva della Palude Brabbia predilige il canneto e le aree arbustive limitrofe, dove è possibili contattarlo mentre si muove in gruppi numerosi. La specie è considerata naturalizzata irregolare (Lista CISO-COI 2005 delle specie dell’avifauna italiana) ed è stata osservata anche in altre località della provincia di Varese: sponda meridionale del Lago di Varese, località Bozza (Besozzo) e Valle Bagnoli (Vergiate). Da verificare la possibile competizione con alcune specie autoctone con le quali potrebbe condividere la nicchia ecologica (es. Usignolo di fiume).

A cura di L. Colombo