Il modello per una gestione ambientale del livello delle acque
Gli studi realizzati nel corso del progetto, e presentati nelle pagine precedenti, sono stati utilizzati per definire un modello di gestione del livello delle acque basato sulle esigenze dell’ecosistema. Questo modello ha lo scopo di fornire i criteri per la regolazione del Lago di Varese, in funzione anche dei livelli della Palude Brabbia.
Va ricordato che l’area è formata da un sistema di bacini in cascata tra loro, di cui due regolati (Lago di Comabbio e Lago di Varese) e uno non regolato (Palude Brabbia). La regolazione dei livelli di ognuno dei due laghi ha effetti anche sui livelli e sulla capacità di invaso, ovvero di immagazzinare l’acqua, degli altri corpi idrici. La regolazione del bacino del Lago di Varese è affidata al “Consorzio Utenti del Fiume Bardello” che gestisce lo sbarramento dal 1935, secondo le esigenze delle utenze presenti lungo il fiume. Tra gli immissari il più importante è costituito dal Canale Brabbia, che riversa nel Lago di Varese le acque in uscita dal Lago di Comabbio. I benefici e i danni nei confronti delle varie componenti del sistema naturalistico derivano da come il livello del lago si muove attorno al livello medio, e non tanto dal livello assoluto.
I valori estremi vengono sopportati dall’ambiente naturale molto meglio che dall’uomo che ha posto abitazioni e strutture su lunghi tratti di riva. I fruitori della risorsa lago sono numerosi e le esigenze sono spesso in contrasto. Nel periodo tardo primaverile, spesso caratterizzato da piogge intense, il Consorzio di gestione tende ad accumulare acqua per poter affrontare la stagione estiva. Nei mesi caldi, a causa delle scarse precipitazioni e dell’intensa evaporazione, spesso il Bardello è in magra. Questa politica di gestione può essere estremamente dannosa per gli uccelli, in quanto vi è un rischio elevato di sommergere i nidi presenti nei canneti.
Chiaramente poi la gestione del Lago di Varese ha effetti sulla Palude Brabbia, dove si presentano le stesse problematiche. Per quanto riguarda invece il Lago di Comabbio, non essendoci attualmente una politica di gestione dello sbarramento, non è possibile parlare di conflitti nella gestione dei livelli. I quattro comparti ambientali su cui si è scelto di lavorare comprendono la vegetazione acquatica (piante acquatiche sommerse, galleggianti ed emergenti), la vegetazione riparia (piante acquatiche delle sponde, arbusteti e boschi igrofili), l’avifauna e la fauna ittica.
Il modello dispone di un ventaglio di possibilità all’interno del quale sono contenute tutte le possibile scelte praticabili, favorevoli alle specie indicatrici che compongono il comparto naturalistico. Alle varie specie indice, nonché alle componenti che costituiscono il comparto naturalistico, vengono assegnati dei pesi in relazione all’importanza che rivestono nella corretta gestione dell’ecosistema. Il modello si basa su tre moduli:
• il Modulo idraulico/idrologico, costituito essenzialmente da previsioni dell’andamento del livello del Lago di Varese e della Palude Brabbia in presenza o in assenza di precipitazioni;
• il Modulo decisionale, che fornisce tutte le informazioni necessarie a chi gestisce le opere di regolazione;
• il Modulo ecologico, con lo scopo di individuare e definire le esigenze, in termini di livelli idrici e di escursione dei laghi, di tutte le principali componenti dell’ecosistema lacustre e ripariale.
In particolare, il modulo ecologico serve per definire i comparti ambientali da considerare e per individuare le specie da utilizzare come indicatori adatti a rappresentare il singolo comparto. Per esempio, la moretta tabaccata è stata individuata quale specie indicatore tra gli uccelli che nidificano a pelo d’acqua (comparto ambientale avifauna). Oppure, per passare al comparto ambientale della fauna ittica, il luccio è l’indicatore delle specie a deposizione fitofila e litorale, ovvero che amano deporre le uova nella vegetazione presso la riva. Dopo aver individuato le specie di riferimento si è reso necessario definire quale ambiente venga utilizzato dalle specie selezionate, con particolare riferimento alle fasi più delicate del loro ciclo vitale (riproduzione, migrazione, ecc...). Da qui si è giunti all’indicazione dei livelli massimi e minimi, nonché delle escursioni del livello dell’acqua che ciascuna specie indice è in grado di sopportare nei diversi periodi dell’anno.
E’ possibile, per ogni area individuata sulla carta della vegetazione, definire una correlazione precisa tra il livello idrometrico e la profondità del canneto, delle idrofite sommerse, ecc. Questo risultato consente di mettere in relazione il livello dell’acqua con la disponibilità di habitat per la riproduzione di pesci e uccelli. L’operazione è il risultato della sovrapposizione del rilievo batimetrico (profondità e morfologia dei fondali del lago) alla carta della vegetazione e dell’integrazione dei dati mancanti con le carte aerofotogrammetiche. Da quanto emerso dalla fase di elaborazione dei dati appare chiaro che, alle attuali condizioni, per 14 indicatori considerati l’andamento ideale dei livelli lacustri si ottiene mantenendo il livello di + 38,4 m s.l.m. Questa situazione dovrebbe essere mantenuta per tutto il periodo in cui i pesci e gli uccelli necessitano di habitat riproduttivo e le formazioni vegetali condizioni ottimali per il proprio sviluppo. Tale periodo è compreso tra la metà di febbraio e la metà di novembre. Tuttavia, mettere in pratica questa indicazione è abbastanza difficile.
Eventi meteorologici e regolazioni delle chiuse possono portare a delle variazioni. E’ stato quindi definito anche un grado di soddisfazione rispetto all’escursione del livello nei periodi di maggior sensibilità delle specie considerate con funzione di indicatore. Questo approfondimento del modello di gestione serve ad evitare situazioni in cui, ad esempio, venga provocato un abbassamento del livello del lago durante l’incubazione delle uova dei pesci depositate in prossimità della linea di battigia, con conseguente insuccesso riproduttivo. La stabilità del livello idrico è decisamente meno importante nel periodo invernale, quando le esigenze degli animali e della vegetazione sono più flessibili.
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