L'evoluzione del territorio

La storia del territorio permette di indagare in che modo l’ambiente naturale e l’uomo hanno interagito, dai secoli scorsi sino agli anni più recenti. Si tratta di una coevoluzione, dove ognuna delle due parti ha modificato e nello stesso tempo si è adattata all’altra. L’evoluzione del territorio.

La rivoluzione che la nostra specie introduce nel Neolitico è tale da cambiare per sempre gli equilibri ambientali. L’uomo passa da predatore nomade ad agricoltore sedentario. E’ probabile che il cambiamento sia stato indotto anche dalla progressiva diminuzione di selvaggina, come conseguenza diretta dell’attività di caccia. Nel Neolitico l’uomo inizia a svincolarsi dalle risorse naturali per affidare il proprio futuro allo sviluppo di tecniche sempre più efficaci di coltivazione e di allevamento. L’impatto sull’ambiente naturale è ancora del tutto trascurabile: alle nostre latitudini qualche piccolo lembo dissodato e coltivato emerge dalla foresta di querceto misto che ricopre l’intera valle padana.
L’agricoltura, pur in un quadro di lenta evoluzione, rimane il sistema economico e produttivo che determina l’assetto del territorio dal Neolitico sino alla rivoluzione industriale. Verso la metà dell’Ottocento, la Palude Brabbia si trasforma in una risorsa economica inaspettata: lo sfruttamento della torba, come combustibile fossile, modifica tanto il paesaggio quanto l’economia dei borghi limitrofi. La torba veniva estratta in grandi quantità: il cotonificio di Varano Borghi, tra la Palude Brabbia e il Lago di Comabbio, ne fece un impiego massiccio. I “chiari” e i canali che oggi rappresentano uno degli ambienti più interessanti della Palude sono il risultato dell’estrazione della torba che sopravvisse, un po’ a singhiozzo, sino al 1950. Alla fase pionieristica fa seguito, tra le due guerre e soprattutto con il
boom degli anni Sessanta, il consolidarsi del modello industriale. Il Lago di Varese conosce momenti molto difficili. L’attività di alcuni impianti industriali compromette fortemente la qualità delle acque nel giro di pochi decenni. Intanto, il territorio attorno subisce quella spinta alla trasformazione che non si è ancora esaurita. I nuclei abitati, sino ad allora divisi da fasce di bosco o campagna, si espandono sino a saldarsi tra loro. Il reticolo viario diventa sempre più fitto e consistente, rendendo più evidente il frazionamento delle aree agricole e naturali. Gli insediamenti industriali crescono di pari passo alle zone residenziali, funzionali al richiamo di manodopera iniziato negli anni ’60 e ’70.
Tutto ciò mette in luce un’incapacità diffusa nella programmazione territoriale. Incapacità spesso confermata dalla più recente espansione di aree commerciali. Quasi contemporaneamente alle situazioni di maggior degrado va affermandosi una sensibilità ambientale sempre più autorevole. A livello locale si sente forte l’esigenza di dotare l’area della Palude Brabbia di uno status di protezione efficace. I primi risultati non tardano a venire.
Nel 1983, con legge della Regione Lombardia, la Palude Brabbia diventa Riserva Naturale che, con i suoi 459 ettari, entra di diritto nel novero del sistema parchi lombardo. Già pochi anni prima l’area era stata riconosciuta ai sensi della Convenzione di Ramsar, un accordo tra Stati per la protezione delle zone umide di importanza internazionale, soprattutto come habitat degli uccelli acquatici. Attualmente, l’inserimento della Palude Brabbia e dei laghi di Varese e Comabbio nella Rete Natura 000 confermano una volontà di tutela largamente condivisa.

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L’evoluzione del territorio

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Il gruppo di lavoro

 
 
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