Un ecosistema da proteggere
Animali e piante rare vulnerabili di grande valore ecologico: l’ecosistema che è stato messo sotto i riflettori dal progetto di gestione delle acque presentato in queste pagine, offre numerosi elementi di pregio naturalistico.
Il Lago di Varese è alimentato quasi esclusivamente dalle acque di pioggia e dallo scioglimento delle nevi della zona collinare e pedemontana limitrofa. L’unico immissario significativo è il Canale Brabbia, che riversa nel Lago di Varese le acque in uscita dal Lago di Comabbio mentre l’emissario è il Fiume Bardello, che sfocia nel Lago Maggiore. Il Lago di Varese rappresenta una zona umida di particolare rilevanza ecologica, area di svernamento di numerosi uccelli acquatici. La presenza della strolaga minore e di quella mezzana, della moretta tabaccata come della cicogna bianca, tanto per fare qualche esempio, conferma l’importanza dell’area, sia per il numero che per il valore delle specie presenti. L’abnorme apporto di nutrienti algali (fosforo e azoto) provenienti dal bacino imbrifero (prevalentemente scarichi civili), caratterizzato a partire dalla seconda metà degli anni ‘50 da un forte incremento demografico e industriale, ha innescato il processo di eutrofizzazione, fenomeno degenerativo della qualità delle acque che provoca cambiamenti tipici quali l’incremento della produzione di alghe e piante acquatiche, l’impoverimento delle risorse ittiche e altri effetti che ne riducono o precludono l’uso.
La Provincia di Varese, sin dagli anni ’80, ha investito notevoli risorse per il risanamento del Lago di Varese con la costruzione del collettore circumlacuale, che intercetta i reflui urbani prima che raggiungano il lago e li convoglia al depuratore di Gavirate (1986), e l’applicazione degli interventi di ossigenazione e di asportazione delle acque profonde del lago ricche di sostanze tossiche e povere di ossigeno (2000- 2003). Attualmente la qualità delle acque del lago, pur essendo notevolmente migliorata, risulta ancora distante dagli obiettivi che impone la normativa europea. La conca post-glaciale della Palude Brabbia ospita un habitat ricco ed estremamente variabile. Incontriamo tutte le associazioni vegetali tipiche degli ambienti umidi delle nostre latitudini.
Dalla vegetazione acquatica del lamineto si passa al canneto, costituito da tifa e canna di palude. I rari prati umidi naturali, formati dal cariceto, si interpongono tra il canneto e il bosco igrofilo, dove l’associazione vegetale è dominata da salice e soprattutto ontano nero. Le radici di questa pianta particolare stanno a proprio agio nel terreno ricoperto da un velo d’acqua. Dove il substrato è più asciutto sopravvivono anche alcuni lembi di foresta planiziale, ambiente in cui la quercia e il carpino hanno pochi rivali. Sono ben 140 le specie di uccelli segnalate nell’area protetta: qui si può osservare con regolarità la rara moretta tabaccata e il beccaccino. La palude attira molti migratori nelle stagioni di “passo”, tra cui diverse specie di anatre, come la marzaiola, il mestolone, il fischione e il codone.
Per quanto riguarda i rapaci, la palude è tappa nel viaggio verso nord (e ritorno) del rarissimo ed inconfondibile falco pescatore. Non mancano, tuttavia, poiane, albanelle reali, sparvieri e falchi di palude. Tra i passeriformi è stato più volte osservato l’elusivo pettazzurro, mentre dove la vegetazione è più densa, si segnala la presenza della salciaiola, qui nidificante e numerosa, del cannareccione, della cannaiola e della cannaiola verdognola. Rilevante è anche l’esistenza di una garzaia, la più settentrionale della Lombardia, dove si riproducono l’airone rosso, l’airone cenerino e la nitticora. La ricchezza faunistica della Brabbia trova riscontro nella presenza di specie rare e localizzate di anfibi e rettili: la rana di lataste è la più importante delle 7 specie di anfibi osservate in palude, mentre tra i rettili la specie più rara e caratteristica è la lucertola vivipara (un vero e proprio “relitto glaciale”).
I mammiferi sono rappresentati dalla puzzola, rara in Italia, dalla donnola, dalla faina, dalla volpe e da altre specie, tra cui alcune di pipistrelli. Il Lago Comabbio vanta habitat strettamente collegati tra di loro e appartenenti alla stessa serie evolutiva. Si osserva, infatti, a partire dal lago, una fascia di vegetazione acquatica caratteristica, seguita da paludi, boschi igrofili, ovvero legati all’acqua, e boschi mesofili, che invece hanno moderate esigenze idriche. In altre parole, la successione vegetale permette di passare dalla castagna d’acqua alle querce, passando per il canneto a tifa e fragmite, i carici, gli arbusti e i boschi ripariali a salice e a ontano. Risulta particolarmente ricco il comparto floristico, con specie rare o appartenenti alla Lista Rossa, ovvero l’elenco delle specie minacciate pubblicato dall’IUCN (Unione Mondiale per la Conservazione della Natura). Anche la fauna è ben rappresentata, grazie soprattutto agli uccelli caratteristici delle zone umide e ad altre specie di interesse comunitario, cioè particolarmente protette dalle direttive europee Uccelli e Habitat (vedi oltre).
Il Lago di Comabbio, già a rischio di eutrofizzazione a causa della sua scarsa profondità, è stato interessato dal fenomeno a partire dagli anni ’70. Anche qui la realizzazione di un collettore consortile, come parte integrante del progetto per il risanamento del Lago di Varese, ha progressivamente migliorato la situazione, sino al livello attuale. Il Canale Brabbia convoglia le acque dal Lago di Comabbio al Lago di Varese, dopo aver attraversato, con un breve percorso sinuoso, la Palude Brabbia in direzione sud-nord.
L’ambiente presenta acque lente, spesso quasi ferme; il fondo dell’alveo è in prevalenza di sabbia e fango, mentre le rive sono trattenute da radici erbose ed arbusti. Prospera una grande densità di piante legate all’acqua (idrofite), emergenti e sommerse. Il Fiume Bardello nasce come emissario del Lago di Varese, presso il Comune di Bardello. Il suo bacino imbrifero occupa un’area piuttosto limitata, estesa, in senso longitudinale, nella parte nord-occidentale del territorio della Provincia di Varese. Il corso d’acqua presenta un fondo prevalentemente costituito da ciottoli, ghiaia e sabbia ed è vocato ad ospitare alcuni ciprinidi (quali il barbo e la lasca) e, in virtù del collegamento con i laghi, altre specie più tipicamente lacustri. Il Bardello vanta una buona situazione in relazione alla comunità ittica, che risulta diversificata e numericamente piuttosto consistente. Tra le 13 specie presenti, di cui la maggior parte poco esigenti rispetto alla qualità ambientale, annoveriamo cavedano, gobione, pesce persico e persico sole.
Le protezioni della palude
L’area occupata dalla Palude Brabbia riveste un ruolo di importanza nazionale e comunitaria. Nel 1977 fu inserita dalla Regione Lombardia nella lista dei “Biotopi” e successivamente, nel 1983, riconosciuta come “Riserva Naturale Regionale”. Inoltre, è attualmente inclusa nella rete Natura 000 quale SIC-ZPS (vedi oltre). La zona umida, essendo molto significativa sia da un punto di vista della vegetazione che della fauna, è riconosciuta a livello internazionale ai sensi della Convenzione di Ramsar (Convenzione sulle zone umide di importanza internazionale, soprattutto come habitat degli uccelli acquatici, firmata a Ramsar, in Iran, il febbraio 1971). |
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