L’acqua e gli ambienti: le carte della vegetazione
L’area del progetto è caratterizzata dalla presenza dei bacini lacustri e da ampie zone paludose e di riva, dette ripariali. Qui è possibile riconoscere la tipica successione di associazioni vegetali che dalle sponde si sviluppano verso l’interno: le diverse fasce vegetazionali, anche se parzialmente modificate dall’uomo, si succedono a seconda della disponibilità di acqua.
Questa fase di analisi ha portato alla realizzazione di una carta della vegetazione per ognuno dei tre corpi idrici. Da questa rappresentazione è facile vedere l’avvicendarsi delle diverse specie vegetali in funzione del loro grado di igro- filia, ovvero a seconda della predisposizione all’acqua. Si parte dalle acque aperte, tipiche dei due laghi, dove dominano le formazioni algali, differenziate secondo il succedersi delle stagioni, ma anche capaci di variare di anno in anno. In acque profonde più di un metro, con fondali di ciottoli e ghiaia, regnano formazioni di piante acquatiche sommerse e galleggianti di piccola taglia (es. Potamogeton spp., Myriophyllum spp.). Il periodo di massimo sviluppo di queste specie coincide con la tarda primavera (giugno), quando si registrano i valori più elevati di copertura; in seguito, anche a causa del pascolo degli animali acquatici, pur rimanendo facilmente riconoscibili, divengono meno evidenti.
Nei “chiari” della Riserva Naturale Palude Brabbia, come noto dovuti all’escavazione della torba, per tratti isolati e di ridotta estensione è possibile incontrare abbondante vegetazione a piante acquatiche galleggianti di piccola taglia, come la lenticchia d’acqua (Lemna minor, Spirodela polyrrhiza) e il morso di rana (Hydrocharis morsus-ranae), spesso sovrapposte a uno strato di vegetazione sommersa a cerato- fillo comune (Ceratophyllum demersum).
Caratteri peculiari di questo ambiente sono la scarsa profondità, la debole circolazione dell’acqua e la pressoché totale assenza di moto ondoso. Lungo le rive dei bacini lacustri e, più limitatamente, nei “chiari” della Palude Brabbia, in acque profonde sino a 3 m, la cintura di lamineto è dominata da piante acquatiche con foglie galleggianti e radici ancorate al fondo, come il nannufaro (Nuphar luteum), la ninfea (Nymphaea alba) e la castagna d’acqua (Trapa natans). Quest’ultima prevale quasi ovunque: forma estesi popolamenti lungo il bordo interno del canneto, anche di qualche decina di metri di larghezza. Localmente compaiono due specie esotiche: fior di loto (Nelumbo nucifera) e Ludwigia grandiflora. Lungo le sponde, il lamineto è sostituito dal canneto. Qui dominano la tifa (Typha angustifolia) e la canna di palude (Phragmites australis). E’ quest’ultima a dare fisionomia al canneto in quanto tende a formare popolamenti diffusi da terra sino a una profondità di oltre un metro sotto la superficie dell’acqua. La barriera di canne raggiunge anche i 4-5 m di altezza diventando talvolta praticamente impenetrabile.
I canneti e le fasce immediatamente più interne costituiscono il passaggio tra l’ambiente acquatico e quello terrestre; come tutte le situazioni “ecotonali” rivestono notevole importanza e si distinguono per l’elevata biodiversità. Il cariceto a lisca (Carex elata) è certamente una delle tipologie più rappresentative della vegetazione palustre e contraddistingue le zone di transizione tra le parti più asciutte e i canneti, tipici delle zone più depresse o prossime all’acqua. I cariceti precedono i prati umidi a molinia (Molinia cerulea) e spirea ulmaria (Filipendula ulmaria). Tuttavia, talvolta si riscontra una connessione diretta con le formazioni arboreo-arbustive ad ontano nero (Alnus glutinosa) e a salice. Le praterie igrofile a molinia ospitano rare e importantissime formazioni a Rhynchospora alba e sfagno (Sphagnum spp), tipologie a carattere relittuale, ovvero tracce di un passato legato al periodo post-glaciale, quando il clima era più fresco e piovoso. Lo sfagneto è presente in alcuni lembi della Palude Brabbia, dove il substrato è di chiara natura torbosa, perennemente intriso d’acqua e cedevole al passo. Poche altre specie vi si associano: tra queste vanno ricordate Viola palustris e Drosera rotundifolia, una pianta carnivora che predilige le piccole depressioni, su torba denudata. Si tratta certamente delle tipologie di maggior interesse tra quelle individuate nell’intera area, sia sotto l’aspetto vegetazionale che floristico.
Le boscaglie ripariali a salicone (Salix cinerea) sono una delle tipologie di habitat più caratteristiche e con un ruolo chiave nella dinamica della vegetazione, sovente intercalate a tratti di alneta (bosco a ontano nero) e di vegetazione erbacea igrofila, ovvero legata all’acqua. I larghi e bassi cespugli di salicone formano un intrico pressoché impenetrabile, sotto la cui copertura ben poche erbe riescono normalmente a prosperare. Questi arbusteti appaiono chiaramente uno stadio precursore dell’alneta laddove non si verifichino azioni di disturbo, come ad esempio l’incendio, che tende a far regredire la successione. Appena più internamente la fascia di vegetazione è dominata ancora da boschi igrofili. L’ontano nero (Alnus glutinosa) e il salice bianco (Salix alba) formano un habitat di interesse prioritario a livello comunitario: favoriscono, infatti, un elevato grado di biodiversità e di diversificazione strutturale. Queste formazioni vegetazionali sono presenti in prevalenza nella porzione nord orientale del Lago di Varese, zona recentemente proposta quale Sito d’Importanza Comunitaria (pSIC) dal nome “Alnete del Lago di Varese”. Tuttavia, i boschi ripariali sono forse gli ambienti che più hanno risentito, e risentono tuttora, dell’azione dell’uomo.
Attraverso il taglio e la trasformazione nell’uso del suolo ne è stata ridotta l’estensione originaria e ne viene contrastata continuamente l’espansione. Questa osservazione è particolarmente vera per le formazioni a dominanza di ontano nero che rappresentano la vegetazione potenziale di gran parte dell’area, per lo più sostituiti da comunità erbacee di varia impronta anche se, attualmente, in limitata espansione. Più esternamente, su suoli relativamente umidi, troviamo formazioni di latifoglie con farnia (Quercus robur) e frassino maggiore (Fraxinus excelsior). Altrove, i boschi sono spesso caratterizzati da dominanza di robinia (Robinia pseudoacacia), indice di degrado e di interferenza antropica.
Coltivi
I coltivi occupano superfici nel complesso modeste, concentrate in prevalenza nelle zone periferiche del territorio analizzato; comprendono colture erbacee (mais soprattutto) e arboree. Tra le colture arboree trovano posto gli impianti di pioppi ibridi, comunque poco estesi e ubicati in zone marginali, nonché piccoli frutteti.
Impianti floro-vivaistici
Si tratta di colture specializzate, intensive, a elevata densità d’impianto, con presenze floristiche assai variabili, ma composte in buona parte da specie esotiche e utilizzate a scopi ornamentali. Prevalgono quantitativamente le essenze arboree e arbustive, solo in subordine sono presenti colture di specie erbacee. |
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