Marco Tessaro - Analisi e comunicazione ambientale - Via Pernici, 1 - 21052 Busto Arsizio (Va) - Tel. 3495887368 - E.mail: tessaro.marco@tin.it Marco Tessaro - Analisi e comunicazione ambientale - Via Pernici, 1 - 21052 Busto Arsizio (Va) - Tel. 3495887368 - E.mail: tessaro.marco@tin.it

Direzione Regionale
per i Beni Culturali
e Paesaggistici
della Lombardia
Soprintendenza per i
Beni Archeologici della Lombardia

Progetto di sulla storia ecologica del territorio realizzato da Provincia di Varese, LIPU
e Istituto per Geometri Don Milani di Tradate
   

 

LE FASI STORICHE
FASE RURALE
   
FASE RURALE

1. La linea di rottura non va ricercata tra i Celti Insubri. E’ con l’avvento dei Romani che l’immensa foresta padana di querco-carpineto subisce un attacco deciso. I Romani praticano uno sconvolgimento tale nell’assetto ecologico delle terre di pianura da trovare paragone solo nella rivoluzione industriale. Il disboscamento avanza al ritmo della centuriazione, anche se l’alta pianura, meno produttiva, rimane ai margini di questo processo. Il territorio è suddiviso in lotti regolari delimitati da strade, sentieri e canali di irrigazione. Paludi e acquitrini vengono in parte bonificati. I lotti sono assegnati agli ex soldati o ai coloni che avviano lo sfruttamento agricolo. In qualche modo però le aree coltivate creano nuovi ambienti semi-naturali. E’ probabile che proprio in quei secoli si diffondano specie di mammiferi e uccelli non adatti all’habitat della foresta, ma a proprio agio nei nuovi ambienti aperti della campagna coltivata.

2. Disboscamento a parte, l’età classica e tardo antica non lasciò tracce evidenti nel territori attorno al Lago di Varese. Vi è da supporre che, come altrove, il crollo dell’impero romano abbia significato una contrazione delle aree coltivate, del fervore economico e degli scambi. Le guerre e i saccheggi che seguirono fossilizzarono la situazione per lungo tempo. Il Mille si lasciò alle spalle secoli di invasioni di popolazioni barbariche, di Longobardi e Franchi e dette il via alla rinascita di cui furono protagonisti i comuni e i monasteri. Tra questi, il Chiostro di Voltorre e la Badia di Ganna giocarono un ruolo di primo piano nel contenimento dell’antico culto ariano e nel controllo del territorio verso i valichi alpini. Centri economici oltre che religiosi, i monasteri diedero impulso all’agricoltura da cui traevano rendite consistenti. Ne sia esempio la torbiera del Pralugano di Ganna, bonificata a fini agricoli dei monaci della Badia.

3. Nell’economia rurale di questi luoghi anche la pesca rappresenta un elemento di continuità che dalla preistoria giunge ai nostri giorni. A Cazzago Brabbia, tre ghiacciaie settecentesche per la conservazione del pesce danno l’idea dell’importanza delle risorse ittiche del Lago di Varese. Il pesce del Lago arrivava nei mercati lombardi e piemontesi. Si trattava di merce preziosa, tanto che già gli spagnoli, nel Seicento, emisero grida affinché parte del pescato raggiungesse in via prioritaria Milano. Le ghiacciaie di Cazzago sono uno splendido esempio di un epoca in cui anche gli edifici legati alle attività produttive erano realizzati in modo da inserirsi nel contesto architettonico e ambientale con una spontaneità che oggi pare disarmante. Le tre giazzér sono poste a nord, e costruite su pozzi riempiti con neve e ghiaccio prelevato del lago. Il pesce veniva conservato anche nelle stagioni calde, riposto sopra graticci di canne di lago in attesa di essere venduto sui mercati.

4. L’economia rurale non era portatrice di sprechi. Lo si deduce anche da una preziosa descrizione che ci viene da un profondo conoscitore delle terre del Lago e della palude. Si tratta del Quaglia, notabile del luogo che a fine Ottocento ci regala questa dettagliata fotografia del territorio: “I monti, in quanto ai prodotti sono coperti: alle cime da pascoli, eccetto alcune pizze semi nude; alle coste da alberi chiomati e da boschi cedui; alla base da ronchi, a vite e grano, come lo sono le amene e consecutive colline. Le pianure e le convalli… sono ubertosissime in granaglie ed in praterie. Estesa ed intensiva è pure la coltivazione del gelso…”. Anche la vegetazione spontanea del lago era economicamente rilevante: “Quasi tutte le spiagge del Varese fino all’altezza d’acqua m. 4 sono con rigogliosa produzione: a così detti canniroli: a ninfee: a cannette per tavole bigatti, stuoie da plafonare: a tife latifoglie, dette spadoni, che potrebbero produrre pasta da carta… lische in bordo e lische bindelline sott’acquee…”

   

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