1.
E’ l’Antro Mitiraco, ovvero la “tana del lupo”, ad avere
restituito le tracce più antiche di presenza umana
nel Varesotto. Nell’odierna Angera, infatti, sono stati
rinvenuti utensili litici dell’età antica della pietra:
il Paleolitico superiore. Con l’avvento del neolitico gli
insediamenti si concentrano soprattutto nella fascia dei
laghi prealpini. Intorno alla fine del quinto millennio
a.C., tra i siti più attivi troviamo quelli della
palude Brabbia, di Cazzago Brabbia e dell’Isolino Virginia
sul lago di Varese, della palude Mombello sulla costa del
Lago Maggiore.
2. L’acqua, anche come via di comunicazione, diventa
una risorsa fondamentale. Gli scavi riportano alla luce
manufatti in pietra levigata, legno, ossa e corna di animali.
Emergono anche resti di animali selvatici come il cervo,
il capriolo, il tasso e l’orso bruno. Tra gli animali
domestici si trovano capre, maiali e buoi. Le attività
di pesca, di produzione di ceramica e di tessitura ci
danno testimonianza di una complessità sociale
ed economica non trascurabile. Il commercio non avviene
solo in ambito locale: dai ritrovamenti si deducono scambi
con la zona delle Alpi Occidentali e delle Alpi Marittime,
mentre la presenza di ossidiana dimostra relazioni addirittura
con la Sardegna.
3. La rivoluzione del neolitico è tale da cambiare
per sempre gli equilibri ambientali. L’uomo passa da predatore
nomade ad agricoltore sedentario. E’ probabile che il
cambiamento sia stato indotto anche dalla progressiva
diminuzione di selvaggina come conseguenza diretta dell’attività
di caccia. Nel Neolitico la nostra specie si svincola
in qualche modo dalle risorse naturali e affida il proprio
futuro allo sviluppo di tecniche sempre più efficaci
di coltivazione e di allevamento. Certo, l’impatto sull’ambiente
naturale è ancora del tutto trascurabile: qualche
piccolo lembo dissodato e coltivato emerge dalla foresta
di querceto misto che ricopre l’intera valle padana.
4. Localmente, la pressione degli animali da allevamento
può avere influito sull’assetto ecologico di qualche
ristretto angolo di foresta. Nelle successive età
dei metalli questa zona perde progressivamente importanza.
In piena Età del Ferro fiorisce invece la civiltà
di Golasecca che è in grado di esprimere degli
insediamenti proto-urbani alla confluenza tra il Lago
Maggiore e il Ticino. Non più di piccoli villaggi
probabilmente nemmeno fortificati: legno, paglia e argilla
come elementi costruttivi.