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Quasi contemporaneamente alle situazioni di maggior degrado
va affermandosi una sensibilità ambientale sempre
più autorevole. A livello locale si sente forte l’esigenza
di dotare l’area della palude Brabbia di uno status di protezione
efficace. I primi risultati non tardano a venire. Nel 1983,
con legge della Regione Lombardia, la Palude Brabbia diventa
Riserva Naturale che, con i suoi 459 ettari, entra di diritto
nel novero del sistema parchi lombardo. Già pochi
anni prima l’area era stata riconosciuta ai sensi della
Convenzione di Ramsar, un accordo tra Stati per la protezione
delle zone umide di importanza internazionale soprattutto
come habitat degli uccelli acquatici.
2. Ormai, oltre agli ambientalisti, sia gli amministratori
che l’opinione pubblica si rendono conto di essere di fronte
ad un ecosistema tanto fragile quanto pregiato, che merita
le attenzioni di tutti. Un vero gioiello naturalistico incastonato
tra gli estremi lembi settentrionali della popolosa pianura
e le Prealpi varesine. Circondata dai centri abitati del
pianalto morenico, la conca post-glaciale della Palude Brabbia
ospita un ambiente ricco ed estremamente variabile. Incontriamo
tutte le associazioni vegetali tipiche degli ambienti umidi
delle nostre latitudini. Dalla vegetazione acquatica del
Laminato si passa al canneto costituito da Tifa e Canna
di palude. I rari prati umidi naturali, formati dal Cariceto,
si interpongo tra il Canneto e il bosco igrofilo, dove l’associazione
vegetale è dominata da Salice e soprattutto Ontano
nero. Le radici di questa pianta particolare stanno a proprio
agio nel terreno ricoperto da un velo d’acqua. Dove il substrato
è più asciutto sopravvivono anche alcuni lembi
di foresta planiziale, ambiente in cui la Quercia e il Carpino
hanno pochi rivali.
3. Va da sé che con una vegetazione
così ricca la fauna non è da meno. L’avifauna
soprattutto: la Palude Brabbia è il luogo ideale
per il birdwatching. Ogni anno sono facilmente osservabili
ben più di 100 specie diverse di uccelli. Un tale
patrimonio è gestito dalla Provincia di Varese. Preziosa
è la collaborazione con la LIPU, associazione alla
quale, per convenzione, è assegnata parte della Riserva.
Questi due soggetti collaborano da anni nell’attuazione
di un concreto piano di gestione che viene spesso integrato
da progetti di grande portata, capaci di convogliare sul
territorio finanziamenti, anche consistenti, per la conservazione
e l’educazione ambientale.
4. La Riserva Naturale Palude Brabbia non
ha soltanto un significato locale. Con l’affermarsi dei
concetti di rete ecologica è apparso chiaro che questo
ambiente forma un tutt’uno con il Lago di Varese, il paludoso
Lago di Biandronno e il Lago di Comabbio. Si tratta di un
sistema estremamente prezioso che, attraverso il corridoio
ecologico del Parco del Ticino verso sud e del Parco del
Campo dei Fiori verso nord, contribuisce a mettere in relazione
l’ambiente padano con quello alpino. Un ruolo chiave quindi,
suggellato dall’inserimento dei tre laghi nel più
ambizioso livello di protezione voluto dalla Comunità
Europea: la Rete Natura 2000. Un grande successo che corona
anche gli sforzi della Provincia per il recupero ecologico
del Lago di Varese.
5. Siamo di fronte ad un territorio molto
complesso, le cui stratificazioni storiche recano profonde
tracce di modelli insediativi e produttivi diversi, via
via meno legati alle risorse locali. La lettura del paesaggio
ci parla di strutture sociali ed economiche che si sono
confrontate in modo originale con un ambiente che mai come
oggi richiede una protezione accorta. Ciò significa
coniugare la tutela ambientale al benessere della comunità
locale, con una prospettiva di lungo periodo. |