1.
Dal confronto dei catasti emerge l’evolversi dell’uso del
suolo nei secoli che precedono la rivoluzione industriale.
Al latifondo settecentesco subentra una lottizzazione che
indica un nuovo interesse nei confronti della palude Brabbia.
Per quasi un secolo si accavallano i progetti di bonifica
a fini agricoli. Verso la metà dell’Ottocento però,
la palude si trasforma in una risorsa economica inaspettata:
lo sfruttamento della torba, come combustibile fossile,
modifica tanto il paesaggio quanto l’economia dei borghi
limitrofi.
2. Piccole imprese locali si reggevano sul lavoro di
numerosi “turbatt”. Questi braccianti alternavano mesi
di lavoro agricolo all’attività di escavazione
della torba. Il materiale veniva estratto con una speciale
vanga, il “lüsciér”, mentre le mattonelle
erano adagiate sui prati e lasciate ad essiccare al sole.
I “chiari”, ovvero gli specchi d’acqua che ancora oggi
caratterizzano la Riserva Naturale, sono il risultato
di questo sfruttamento. Se da un lato si è compromesso
il naturale evolversi dell’ambiente dall’altro è
stata favorita una diversificazione ecologica assolutamente
caratteristica e pregiata.
3. La fortuna commerciale della torba è un indicatore
del progressivo abbandono dell’economia agricola in favore
di quella industriale. Dalla Brabbia il combustibile fossile
raggiungeva filande e stabilimenti a Busto Arsizio, Legnano
e addirittura Milano. Sul territorio l’epoca è
segnata soprattutto dal consolidarsi del cotonificio di
Varano Borghi. Si tratta di una delle esperienze più
importanti dell’industrializzazione italiana. Come in
ogni epoca precedente a quella attuale, le risorse naturali
locali stavano alla base di ogni iniziativa produttiva.
Già nel 1819 i Borghi acquistano un mulino mosso
dalle acque del canale Brabbia per utilizzarne l’energia
idrica impiantando macchinari tessili.
4. Anche il fiume Bardello conosce uno sfruttamento intenso.
Il Quaglia ci racconta che, con un dislivello di circa
40 mt, il corso d’acqua anima “la filatura Lualdi… la
Cartiera Del Vito, lo stabilimento cotonifero Cantoni,
l’altro grandioso del Baumann sotto Besozzo al lavoro
delle sete, la seconda filatura Cantoni” nonché
diverse cartiere e segherie. Alla fine dell’Ottocento
sopravvivono ancora alcuni mulini da grano, ma la maggior
parte degli impianti vengono trasformati per fini industriali.
Nello stesso periodo la torba veniva estratta in grandi
quantità: il cotonificio di Varano Borghi ne fece
un impiego massiccio. Nel 1904 l’impianto assorbiva una
manodopera pari a 1.700 persone. L’importanza per l’epoca
era tale che la famiglia Borghi intervenne a Varano sul
modello inglese, realizzando uno dei rari villaggi operai
del nostro paese.