Marco Tessaro - Analisi e comunicazione ambientale - Via Pernici, 1 - 21052 Busto Arsizio (Va) - Tel. 3495887368 - E.mail: tessaro.marco@tin.it Marco Tessaro - Analisi e comunicazione ambientale - Via Pernici, 1 - 21052 Busto Arsizio (Va) - Tel. 3495887368 - E.mail: tessaro.marco@tin.it

Direzione Regionale
per i Beni Culturali
e Paesaggistici
della Lombardia
Soprintendenza per i
Beni Archeologici della Lombardia

Progetto di sulla storia ecologica del territorio realizzato da Provincia di Varese, LIPU
e Istituto per Geometri Don Milani di Tradate
   

 

LE FASI STORICHE
AMBIENTE ORIGINARIO
   
AMBIENTE ORIGINARIO
1. E’ il ghiaccio il primo protagonista della nostra vicenda. I margini del ghiacciaio della Val d’Ossola e di quello della Valtellina convergevano a queste latitudini sino ad una decina di millenni or sono. Il progressivo miglioramento climatico mise termine alla lunga e convulsa teoria di successioni glaciali. Il disgelo rivelò un territorio profondamente segnato da lingue glaciali spesse fino ad un chilometro e mezzo, capaci di scendere verso valle all’impressionante velocità di 5 – 10 metri al giorno. Questa enorme massa in movimento trascinò con sé cumuli di detriti sino a formare un anfiteatro morenico i cui contorni sono ancora oggi ben visibili.

2. Nella conca glaciale il Lago di Comabbio, la Palude Brabbia e il Lago di Varese formavano un unico bacino idrico che prese le forme attuali solo quando il fiume Bardello riuscì a scavarsi una via verso il Lago Maggiore. Ciò avvenne con una particolarità singolare per una zona prealpina: l’acqua scorre da sud verso nord, in ostinata controtendenza rispetto ai corpi idrici che dalle Alpi convergono verso il dio serpente della valle padana, il fiume Po.

3. Il clima boreale, spostandosi verso nord, portò con sé habitat e specie ad esso legate. Ma se tundra, renne e clan di cacciatori–raccoglitori furono disposti a ritirarsi sino alla Scandinavia, alcune specie riuscirono ad adattarsi in un nuovo microambiente senza fare molta strada. La Drosera rutundifolia, una rara pianticella carnivora, la Viola palustre così come la Lucertola vivipara sono “relitti glaciali”. Come tracce discrete ci parlano di ere passate, di climi freddi e piovosi che oggi troveremmo tipicamente in Europa centro-settentrionale.

4. Lo sfagneto è l’ambiente più rappresentativo della palude Brabbia. Acque basse e stagnanti, temperature fresche ed elevata piovosità favorirono la stratificazione di un tappeto di muschi, del genere Sphagnum, che hanno una particolarità da fare invidia: sono in qualche modo eterni. La parte verde cresce senza sosta verso l’alto formando cuscinetti di materiale vivo che poggiano sui resti della parte morta. Questa si mineralizza sotto il livello dell’acqua in un ambiente acido e povero di ossigeno. Si forma così la torba. Una risorsa che, come vedremo più avanti, avrà un ruolo importante nel determinare l’assetto ambientale della palude.

   

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