2. Nella conca glaciale il Lago di Comabbio, la Palude
Brabbia e il Lago di Varese formavano un unico bacino
idrico che prese le forme attuali solo quando il fiume
Bardello riuscì a scavarsi una via verso il Lago
Maggiore. Ciò avvenne con una particolarità
singolare per una zona prealpina: l’acqua scorre da sud
verso nord, in ostinata controtendenza rispetto ai corpi
idrici che dalle Alpi convergono verso il dio serpente
della valle padana, il fiume Po.
3. Il clima boreale, spostandosi verso nord, portò
con sé habitat e specie ad esso legate. Ma se tundra,
renne e clan di cacciatori–raccoglitori furono disposti
a ritirarsi sino alla Scandinavia, alcune specie riuscirono
ad adattarsi in un nuovo microambiente senza fare molta
strada. La Drosera rutundifolia, una rara pianticella
carnivora, la Viola palustre così come la Lucertola
vivipara sono “relitti glaciali”. Come tracce discrete
ci parlano di ere passate, di climi freddi e piovosi che
oggi troveremmo tipicamente in Europa centro-settentrionale.
4. Lo sfagneto è l’ambiente più rappresentativo
della palude Brabbia. Acque basse e stagnanti, temperature
fresche ed elevata piovosità favorirono la stratificazione
di un tappeto di muschi, del genere Sphagnum, che hanno
una particolarità da fare invidia: sono in qualche
modo eterni. La parte verde cresce senza sosta verso l’alto
formando cuscinetti di materiale vivo che poggiano sui
resti della parte morta. Questa si mineralizza sotto il
livello dell’acqua in un ambiente acido e povero di ossigeno.
Si forma così la torba. Una risorsa che, come vedremo
più avanti, avrà un ruolo importante nel
determinare l’assetto ambientale della palude.